Breve cronaca esplorativa Capo d'Acqua Home

di Edoardo Malatesta

Venuti a conoscenza del sito, abbiamo iniziato nella primavera del 2001, delle ricognizioni esterne per valutare le informazioni ricevute, peraltro scarse. Le immersioni in quel periodo erano impossibili causa il regime idrico di piena della risorgenza. Questo dato insieme all’analisi del territorio ci hanno fatto intuire possibilità esplorative interessanti. La risorgenza si trova nella piana del fiume Amaseno (Q. s.l.m. 90 mt circa). In quota, a circa 500 mt, si trova una polje, valle Lucerna, delimitata a N. dal m. Alto 821 mt., a S./E. dal M. delle Salere 724 mt., a S. dal M. la Cella 754 mt., a W. dal M. Alto 823 mt.(omonimo). Inghiottitoio in quota, notevole portata idrica a valle, circa 400 mt. di dislivello sulla verticale, erano dati sufficienti per farci sperare in risultati interessanti. Nel luglio dello stesso anno, Marco Giordani ed io, iniziamo l’esplorazione speleosubacquea della risorgenza.


Laghetto d'ingresso della risorgenza

La prima immersione ci porta subito a percorrere due pozzi verticali, intervallati da condotte orizzontali, che ci conducono alla profondità di 27 mt. Siamo eccitati, srotoliamo metri e metri di sagola, i nostri fari illuminano gallerie che mai avevano visto luce. Per la prima volta l’uomo scopre i segreti di Capo d’Acqua. Le nostre intuizioni si sono dimostrate giuste, stiamo esplorando un complesso carsico allagato di notevoli dimensioni. Gli ambienti sono comodi, le pareti sono caratterizzate da scalops taglienti, che danno qualche problema di sagolatura. In questa prima immersione effettuiamo circa 100 mt. di penetrazione. La campagna esplorativa va avanti sino a tutto settembre Il problema della sagolatura ci porta ad avanzare/esplorare lentamente, dobbiamo sagolare su artificiale, utilizziamo fix da 6mm, chiodi ad espansione, spit. Sperimentiamo per l’occasione il nuovo “rocpecker” della Petzl, veramente utile, costruiamo anche un trapano pneumatico, che però non si dimostra all’altezza.


Uno speleosub mentre lavorano alla sagolatura fissa

Dopo tre immersioni siamo alla progressiva dei 210 mt., dentro un bellissimo laminatoio-condotta. La profondità media della grotta è di circa 18/20 mt. con puntate di 27/28. In altre immersioni viene esplorato speditivamente il tratto compreso tra i 120 e i 190 mt. di progressiva, caratterizzato da ampie sale di crollo. Non si rilevano evidenti prosecuzioni e/o diramazioni. Un portale alla progressiva dei 150 mt. per un momento ci fa sperare in un nuovo ramo, esplorato non darà risultati eclatanti, chiude dopo circa 15 mt. Attualmente siamo fermi alla progressiva 220, poco oltre il laminatoio terminale. Gli ambienti sono molto stretti, la visibilità, anche per la presenza di depositi argillosi, è molto scarsa. Contiamo di organizzare, per poter passare, una penetrazione con equipaggiamento minimo e assetto all’inglese, supportati da una squadra di appoggio che trasporti le bombole di fase. La modesta profondità ci ha consentito l’utilizzo di miscele nitrox (la percentuale di ossigeno, 21%, nell’aria viene aumentata sino al 36-40%), questo per aumentare la sicurezza delle immersioni e diminuire l’eventuale decompressione. Questo standard operativo è oramai consolidato nel nostro gruppo, tutti abbiamo seguito corsi per immersioni con utilizzo di miscele. La visibilità è buona all’andata si riduce un po’ al rientro, per questo bisogna curare molto l’assetto, la temperatura e sui 12°/14°, un po’ alta per una risorgenza, l’Inferniglio sta sui 6°/8°. Il nostro scopo è quello di inserire l’idrogeologia di Capo d’Acqua in un progetto più ampio di studio delle acque della piana di Amaseno e dei monti Ausoni, zone peraltro molto ricche di acque.

Questo il gruppo con i relativi contributi:

Edoardo Malatesta e Marco Giordani, esplorazione e rilievo.
Giorgio Caramanna e Riccardo Malatesta, ricerca scientifica.
Giancarlo Spaziani, documentazione fotografica e supporto in immersione.
Antonio Sera, Renato Donati, Corrado Bonuccelli, supporto logistico in immersione.